>> COLTIVAZIONE PIANTE CARNIVORE
Le piante carnivore, a volte molto dissimili tra di loro, hanno tuttavia in comune delle straordinarie caratteristiche e capacità. Possiedono degli efficaci sistemi di richiamo in grado di attirare insetti ed altri organismi animali. Hanno sviluppato degli evoluti meccanismi, adatti ad intrappolare le prede e ad impedirne la fuga. Ed infine, per trarre vantaggio da questi complessi comportamenti, sono dotate di organi di assimilazione delle proteine animali. La sindrome carnivora si deve probabilmente alla circostanza che queste piante vegetano di solito in terreni carenti di sostanze nutritive. Hanno quindi la necessità di integrare la loro dieta attraverso l'utilizzo delle proteine degli animali catturati. Va ricordato che queste piante si fanno apprezzare non soltanto per il notevole interesse scientifico che suscitano, ma anche per la bellezza delle loro forme, dei loro fiori, dei colori e della struttura insolita delle foglie.
Delle oltre trecento specie e varietà che coltiviamo nel nostro vivaio, offriamo in questo catalogo una selezione delle piante di più facile coltivazione e di più elevato valore estetico.
Le piante carnivore sono estremamente facili da coltivare. Occorre però avere del buon materiale di partenza a disposizione: vivace colorazione, apparato radicale sano e sviluppato, terriccio adatto ad ogni singola specie. Il nostro vivaio produce e fornisce esclusivamente piante con queste caratteristiche.
Temperatura - non sono così freddolose come si crede. Molte delle piante carnivore in coltivazione non provengono affatto dalle zone tropicali. Ad esempio, Sarracenie, Dionaea e molte Drosere vivono benissimo tutto l'anno all'aperto anche al Nord Italia. Un luogo riparato in terrazzo è sufficiente per coltivare con successo un notevole numero di specie. Va ricordato che molte piante carnivore preferiscono un inverno freddo, più adatto al riposo vegetativo.
Luce - richiedono molta luce. Quasi tutte amano anche il sole diretto. E' perciò preferibile coltivarle all'aperto o, se ciò non fosse possibile, all'interno in prossimità di una finestra orientata a sud. Le finestre con altre esposizioni sono meno adatte e converrà quindi avvicinare le piante il più possibile ai vetri. Fanno eccezione le specie e gli ibridi appartenenti ai generi Nepenthes, Pinguicula, Utricularia ed alcune Drosere tropicali da sottobosco, che preferiscono una buona luce diffusa. L'illuminazione artificiale con lampade adatte (d'acquario o fitostimolanti) o l'uso di un terrario consentiranno una perfetta coltivazione delle piante anche nelle situazioni meno favorevoli.
Terriccio - torba acida non fertilizzata (è la torba di sfagno più diffusa in commercio) usata pura, o meglio miscelata con sabbia* silicea (si trova nei negozi di acquariologia) o agriperlite (si trova nei magazzini di prodotti agricoli). Un buon composto si ottiene miscelando tre parti (in volume) di torba con una parte di sabbia o agriperlite. *non va bene la sabbia del mare o quella usata dai muratori e comunque nessun tipo di sabbia che contenga calcare.
Acqua - le piante carnivore, con l'eccezione del genere Nepenthes e delle Utricularie epifite sono da considerare piante palustri o acquatiche. Hanno quindi bisogno di molta acqua. Meglio se piovana o distillata o comunque senza minerali. L'acqua di rubinetto di solito contiene calcare ed alla lunga nuoce al metabolismo delle piante carnivore. In ogni caso, data la 'natura' acquatica di queste piante è preferibile bagnarle, talvolta, con l'acqua di cui si dispone -anche se non è 'buona' piuttosto che farle morire di sete. A mio avviso, il miglior modo per fornire l'adeguata quantità d'acqua alle piante carnivore è il 'tray system'. I vasi vanno sistemati in vassoi o sottovasi con presenza costante di qualche cm. d'acqua, non si bagna dall'alto ma l'acqua con questo metodo viene assorbita per capillarità. E' sufficiente rabboccare il sottovaso quando l'acqua diminuisce. Durante l'estate, quando le piante sono in piena vegetazione si può aumentare il livello d'acqua. D'inverno, durante il riposo vegetativo è sufficiente mantenere sempre umido il terriccio.
Nutrizione - queste piante, salvo eccezioni, non vanno fertilizzate in alcun modo e di solito non vanno nutrite con insetti od altro. In estate attirano e catturano le prede senza bisogno d'aiuto. Durante il riposo invernale utilizzano le riserve accumulate nella bella stagione. Va ricordato alle persone più apprensive che le piante carnivore non devono 'mangiare' ogni giorno come i cagnolini. Per mantenersi in buona salute hanno bisogno solo di pochi insetti all'anno per 'rafforzare' un po' il nutrimento che è già contenuto nella torba. Solo in terrari senza collegamenti con il 'mondo esterno' si possono aiutare con minuscoli frammenti di carne cruda macinata: poche volte solo nei mesi caldi.
Pulizia - le piante carnivore producono foglie nuove in continuazione durante la stagione di crescita, è quindi naturale che contemporaneamente perdano le foglie già esaurite. L'annerimento delle foglie più vecchie non è sintomo di malessere, purchè vengano reintegrate dai nuovi germogli. Si consiglia di mantenere le piante sempre pulite togliendo solo le foglie, o parti di esse, che si deteriorano. In pratica: tagliare tutto il secco, nero o marcio e tenere tutto ciò che è verde anche se non è funzionale alla cattura delle prede.
Parassiti e malattie - sono piante che, come è intuibile, si difendono abbastanza bene dai parassiti animali. Tuttavia anch'esse talvolta vengono attaccate, soprattutto da afidi e cocciniglie. I sintomi che manifestano la presenza di questi emitteri sono la deformazione dei germogli di Sarracenia, Drosera e Dionaea. Conviene osservare con regolarità le piante e rimuovere manualmente i parassiti con un bastoncino di cotone. In caso di forte infestazione si possono usare i comuni antiparassitari che si trovano in commercio. E' sufficiente seguire le istruzioni del produttore giacchè le piante carnivore non sono più delicate delle altre piante ornamentali. Alle volte può manifestarsi la muffa grigia (Botrytis cinerea) quasi sempre in condizioni di freddo, umidità e scarsa circolazione dell'aria. Pulire o rimuovere le foglie danneggiate e aumentare la ventilazione. Se ciò non fosse sufficiente ricorrere ad un prodotto commerciale specifico.
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>> COLTIVAZIONE DEI BAMBU'
II bambù appartengono alla famiglia delle Graminacee, una famiglia assai importante per l'economia umana perché comprende un gran numero di piante usate da tempo immemorabile per l'alimentazione: grano, mais, avena, orzo, riso ecc. Fanno parte delle Graminacee anche la canna da zucchero e molte erbe dei nostri prati. Il bambù è infatti, dal punto di vista botanico, un'erba. Un'erba che può essere gigante, come nella specie indiana Dendrocalamus brandisii, le cui canne superano i 40 mt. d'altezza, o di modeste dimensioni come nella specie nativa del Giappone Pleioblastus pygmaeus che difficilmente supera i 15/20 cm. Tra questi due estremi si collocano le altre 1300/1500 specie di bambù, presenti allo stato spontaneo in tutto il pianeta, con l'esclusione dell'Europa e delle regioni polari. I bambù vegetano in luoghi estremamente diversificati e con caratteristiche climatiche a volte contrapposte: dalle calde e umide foreste tropicali asiatiche, sudamericane e africane, ai territori a clima temperato di Cina e Giappone, al freddo della catena montuosa dell' Himalaya, ove i bambù a 4000 mt. di altezza non accusano alcun danno a temperature invernali prolungate nel tempo di 25°C sottozero. In Europa il bambù viene coltivato per il suo elevato valore ornamentale. La prima specie introdotta -dal sud della Cina- nel 1827 fu il bambù nero Phyllostachys nigra, una splendida pianta con foglie verde oliva e canne color nero ebano. Da allora oltre 200 specie sono state acclimatate nel nostro continente con lo scopo di ornare giardini e case. I bambù resistenti al gelo di origine cinese e giapponese, oltre che come esemplari isolati, si prestano alla costituzione di siepi sempreverdi, di frangivento e di boschetti molto decorativi. I bambù nani sono adatti a consolidare le scarpate e ad ornare i giardini rocciosi. I bambù possono anche essere piante da collezione e i più anticonformisti possono creare un giardino di soli bambù con risultati straordinari. Ma comunque tutti i bambù sono impareggiabili ai margini degli stagni e dei laghetti da giardino.
I bambù da giardino sono completamente resistenti al freddo e sempreverdi. Salvo alcune specie cespitose, possono divenire invadenti dopo qualche anno dalla piantagione. Si possono controllare sistemando delle barriere sotterranee di materiale imputrescibile di 80 cm. o più d'altezza o altrimenti rasando a livello del terreno i germogli primaverili indesiderati. Si adattano a qualunque terreno. Meglio se fertile ed umido (ma non paludoso), al sole od in ombra parziale. Conviene lasciare le foglie che cadono durante il rinnovo vegetativo primaverile ai piedi delle piante: costituiranno una perfetta pacciamatura che fornirà ai bambù un ottimo fertilizzante naturale a lenta cessione e una protezione del rizoma dal caldo e siccità estive e dal freddo invernale.
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